
Profiles è un progetto nato dall’idea di Samuele Molinari e Celeste Sartori di ampliare il repertorio per saxofono baritono e pianoforte. Nonostante l’ampia estensione e le sue notevoli possibilità timbriche, il taglio del baritono non ha mai avuto un ruolo rilevante e/o solista nella storia del repertorio saxofonistico, ad eccezione delle formazioni cameristiche più ampie come il quartetto di sax. L’obbiettivo è quindi quello di esplorare le potenzialità di uno strumento che non ha mai avuto un’identità riconosciuta, affiancando ad esso il pianoforte, uno strumento la cui eredità e solidità invece spaziano tra vari stili e periodi storici. Il rapporto tra i due, così come tra gli interpreti, non vuole essere di subordinazione l’uno all’altro, bensì di equilibrio tra la loro interazione e la rispettiva individualità. Si costruisce così un percorso di ricerca che indaga più aspetti tecnici, timbrici e stilistici al fine di creare, per l’appunto, un profilo ricco e totalmente inedito di una nuova e particolare formazione cameristica. La scelta di un repertorio nuovo è anche strettamente connessa alla volontà del duo di aderire alla realtà musicale odierna, così da soddisfare il gusto e l’interesse contemporaneo. In questo processo i compositori stessi hanno un ruolo fondamentale, poiché la forte diversità dei loro linguaggi e mezzi d’espressione, conferisce al progetto un maggiore senso di completezza. Proprio per questo motivo il programma non è da intendersi concluso, bensì in continua espansione. Ad oggi è programmata per marzo 2026 la pubblicazione di altre due composizioni, in corso di stesura, ad opera di Andrea Damiano Cotti e Samuele Molinari.
Francesco Pavan – Lucido (2025)
Un brano che sfrutta integralmente le risonanze dei due strumenti, partendo da un sordo gesto percussivo dove le frequenze sono difficilmente intelligibili. Si arriva gradualmente ad un’eruzione di suono nel territorio del virtuosismo puro, sfruttando le frequenze solo sussurrate in principio.
Michele Deiana – Kairyu (2025)
Una composizione minimalista che prende voce in un canto intimo, dove i suoni scorrono inesorabili quasi come un fiume durante il suo corso. Questa composizione, anche se non per il linguaggio, richiama un approccio jazzistico-moderno, dove gli esecutori hanno la libertà di modificare estemporaneamente particelle melodiche, schemi ritmici e processi armonici.
Giovanni Mancuso – Cinque specie in via di estinzione (+1 estinta proprio) (2025)
Un brano che ha come forza trainante il ritmo, composto di moduli poliritmici e multimetrici, che ricorda composizioni del compositore emergente Ben Nobuto. Nessuna tecnica estesa, solo il suono puro dei due strumenti che intrecciano particelle melodico-ritmiche nella terra di mezzo tra il linguaggio classico e quello jazzistico.
